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Presentazione del libro “Sulla rotta di Pigafetta. Terra del Fuoco 500 anni dopo”

Presentazione del libro “Sulla rotta di Pigafetta. Terra del Fuoco 500 anni dopo” formato da tre sezioni: Breve storia dell’emigrazione italiana nell’estremo sud del Cile di Mateo Martinic, Mosaico biculturale dell’estremo australe dell’America del Sud di Ricardo Rozzi, e Veneto e Cile, storie di incontri da Pigafetta ad oggi di Aldo Rozzi Marin, curatore del libro. Aprono il libro i saluti di Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto, Sergio Romero Pizarro, Ambasciatore del Cile in Italia, Francesco Rucco, Sindaco di Vicenza, Víctor A. Zanelli Suffo, Contrammiraglio Marina Militare del Cile, Stefano Soprana, Presidente Associazione Pigafetta 500, Jorge Andrighetti, Presidente Associazione Veneta in Cile, e Italo Cantele, Presidente Imprenditori Veneti in Cile. Il progetto Sulla rotta di Pigafetta  ha ricevuto il contributo della Regione del Veneto oltre al patrocinio e alla collaborazione, in Cile, di: Fondazione Onora ONG, Associazione Imprenditori Veneti in Cile, Associazione Veneta del Cile e Comitato Associazioni venete del Cile.      

Nel XVI secolo Venezia rappresentava il principale centro europeo per la raccolta e la diffusione a stampa delle notizie riguardanti la navigazione e i nuovi territori che si stavano scoprendo. Il Nuovo Mondo entrava nella coscienza degli europei e specialmente dei veneziani. Tra questi si distinse il gruppo  formato da  Pietro  Bembo, Gasparo  Contarini, Gian  Battista  Ramusio,   Nicolò   Zen,   Girolamo   Fracastoro e  Giacomo Gastaldi.  La Serenissima Repubblica di Venezia ha avuto nei secoli numerosi esploratori e navigatori, alcuni dei quali fecero scoperte fondamentali nella storia della geografia.

Gli esploratori e i navigatori veneti arrivarono in tutto il mondo, anche in Cile. Fu il nobile vicentino Antonio Pigafetta a giungervi per primo, al seguito di Ferdinando Magellano nel viaggio di circumnavigazione del globo terrestre (20 settembre 1519 – 6 settembre 1522). La Regione di Magellano, i suoi abitanti, la sua flora e la sua fauna rappresentano la prima porzione di Cile scoperta dalla civiltà europea.

Nel 1519 Pigafetta era a Barcellona al seguito di Monsignor Chiericati, nominato ambasciatore della Santa Sede alla corte di Carlo I (futuro Imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo V). Nella città spagnola chiese ed ottenne il permesso di partecipare alla spedizione di Magellano come membro dell’equipaggio. Due carte giocarono a suo favore: la raccomandazione di Monsignor Chiericati – di cui Pigafetta seppe conquistare gradualmente la fiducia divenendo il suo criado sobresaliente, uomo di fiducia, appunto -, e il beneplacito del Re. L’incontro fisico tra il Cile e la spedizione del portoghese Magellano, così come l’incontro intellettuale tra il Cile e Antonio Pigafetta, avvenne nel mese di novembre del 1520.

“Credo non sia al mondo el più bello e miglior stretto come è questo. In questo mar Oceano se vede una molto dilettevole caccia de pesci. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono quattrocentoquaranta  miglia, e largo più o manco de mezza lega, che va a riferire in un altro mare, chiamato Mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve”.

Lungo la rotta di ritorno la sorte volle che il 27 aprile 1521 Magellano venisse ucciso dagli indigeni dell’isola di Cebu, nell’arcipelago delle Filippine. Pigafetta rimase lievemente ferito nello scontro. Morto Magellano, egli assunse ruoli di maggiore responsabilità nella spedizione. Tornato in patria con altri diciassette superstiti, presentò la sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo a Carlo V. Un’opera che oggi è considerata tra i più preziosi documenti sulle grandi scoperte geografiche del XVI secolo. Terminata nel 1525, divenne ben presto famosa per l’accuratezza dei dati riportati e resta tuttora uno dei documenti più vivi, profondi e obiettivi della storia delle esplorazioni. Grazie agli appunti di Antonio Pigafetta siamo venuti a conoscenza delle sofferenze e delle privazioni cui furono sottoposti gli spedizionieri, così come di tutti gli incidenti, le tempeste, i naufragi, le insurrezioni, le lotte e le morti che si succedettero nei tre lunghi anni di navigazione.

Nel suo diario Pigafetta dà un nome alle numerose specie di piante. Una di queste ancora oggi porta il suo nome: la palma Pigafetta. A lui dobbiamo inoltre le prime descrizioni della Patagonia e degli aborigeni che la popolavano. Li descrive come Patagones con la faccia dipinta di rosso e i patagoes (piedi) enormi.

RELATORE:
Aldo Rozzi Marin (Presidente Associazione Veneti nel Mondo e Console Onorario del Cile in Vicenza)

Proiezione di video relativi a natura e ambiente (turismo con la lente di ingrandimento) realizzati all’interno del Parco Etnobotanico Omora (Cile) – patrocinio della Fondazione Omora ONG (Cile)
Eventuale patrocinio del Consolato Onorario del Cile in Vicenza
Patrocinio dell’Associazione Imprenditori Veneti in Cile (Cile)
Patrocinio del Centro Pigafetta (Italia)

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